Mese: novembre 2017

Dialogo della moda e di un tatuaggio

moda tatu - E. Fucecchi

TATUAGGIO: Volevi vedermi?
MODA: Perché te ne vai in giro dicendo di essere mio figlio?
TATUAGGIO: Mentre venivo al mondo, chi mi disegnava ha detto queste esatte parole: «I tatuaggi sono di moda».
MODA: Mi dispiace deluderti, ma tra noi non c’è nessuna parentela. Io sono caduca, tu sei definitivo.
TATUAGGIO: Che delusione. Speravo di aver trovato finalmente qualcuno da cui andare a pranzo quando non ho voglia di cucinare.
MODA: La tavola è occupata dai miei figli veri: i pantaloni slim-fit, le scarpe sneakers con l’inserto animalier, lo smalto permanente…
TATUAGGIO: Ma non è giusto! Anche lui rimane!
MODA: Non farti ingannare dal nome. Dopo 30 giorni va rimosso.
TATUAGGIO: Con il laser mi possono cancellare.
MODA: È una tecnologia ancora sperimentale.
TATUAGGIO: Ma in futuro si affermerà.
MODA: La moda è miope! Non s’interessa del domani.
TATUAGGIO: Vuoi provare i miei occhiali?
MODA: Mi stai stancando! I miei figli hanno tutti una breve gloria, seguita da una morte prematura. È questo che desideri?
TATUAGGIO: Se è il prezzo per starti vicino…
MODA: Non mi abbracciare! I tatuaggi in regalo nelle patatine, quelli sì che hanno a che fare con me. Vengono via con un po’ di sapone.
TATUAGGIO: Sei crudele. Non trovi che la mia persistenza sia una dote da stimare? Il ragazzino che mi sfoggia, almeno lui, mi vuole bene.
MODA: Ne riparliamo quando inizierà a invecchiare, quando la sua pelle non riuscirà più a mantenere teso l’arabesco che ti compone; quando cambierà gusti, o la vita gli farà scoprire nuove passioni che non c’entrano con te.
TATUAGGIO: Vuoi dire che anche lui, un giorno, mi vorrà cacciare?
MODA: Forse sì, ma tranquillo: non lo potrà fare.

 

2017, © Credere

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