Mese: ottobre 2016

Dolcetto o scherzetto?

danza-macab

“Dolcetto o scherzetto?”, domanda poco convinto un bambino al videocitofono. Se coi testimoni di Geova esiste già un protocollo condiviso a livello familiare, qui ci devo pensare. Gli chiedo un minuto di tempo.

Dunque, io sono cristiano, quindi in linea di massima non celebro festività pagane. Però fa tenerezza, con il suo costume di giovane zombie fatto a scuola. Punto uno. Ho letto sul giornale che il successo di questa ricorrenza è un tranello delle forze del male per occupare, partendo dalle vetrine, i nostri cuori. Io a Satana sono contrario, ma è pure vero che Halloween è cugino di Carnevale, la cui maschera principale (Arlecchino) non è altro che un demonio addomesticato dalla tradizione. E i carri li prepariamo nel capannone dell’oratorio.

Poi mi ricordo di quando, da bambino, leggevo le strisce di Snoopy e mi domandavo cosa significasse quel “grande cocomero” che appariva a Linus la notte prima di Ognissanti. È una conferma che parliamo di un acquisto recentissimo, che ancora dobbiamo decidere se tenere nella nostra cultura, o restituire in cambio di un buono.

Eppure a me queste figurine di morti che non vogliono stare orizzontali, queste brutture ostentate, queste budella elette a caramelline, non suonano del tutto nuove. Ripenso ai dipinti delle danze macabre che ho visto a Clusone o all’eremo di Santa Caterina, ai draghi che sputano pioggia come parte finale delle grondaie del Duomo, al corpo che è solo una collezione di bubboni nelle poesie di Jacopone. Non è immaginario cristiano? È necessario spegnere tutte le lampadine per poi provare stupore di fronte alla luce.

Chiudo la dissertazione, e mi rendo partecipe della mia opinione: la Verità ha varcato nazioni stringendo mani straniere, purificando riti non buoni, rivolgendo al bene quello che stava andando in malora. Non devo temere.

“Bambino, ho deciso che ti posso aprire”. Silenzio. Non c’è più nessuno. Solo lo scheletro di una consolazione: l’anno prossimo, almeno, saprò subito cosa dire. 

 

Emanuele Fant © Credere (11/2015)

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